SUB magazine SUB magazine SUB magazine
SUB magazine SUB magazine SUB magazine
  • News
  • Attrezzature
  • Mediterraneo
  • Viaggi
  • Submagazine TV
  • Edicola
    • Abbonamenti
    • Copia del mese

News

  • Garmin: presentata la nuova boa smart Descent S1
  • Un sogno chiamato Tahiti
  • HEAD acquisisce il Gruppo Aqualung
  • “25 destinazioni da sogno”in compagnia di Albatros Top Boat
  • CRESSI: Pinne Origin HD e LD
  • LE BAHAMAS, UN MARE DI SQUALI!
  • GARDA SCUBA CAMP 2025
  • C4 Condor Antifog: appannamento addio
  • 0
    • Esegui la Login per accedere!

      Login Crea un nuovo account
Home Sub News Interviste I grandi fotografi: Francesco Turano
IntervisteNews

I grandi fotografi: Francesco Turano

7 Aprile 202020 Aprile 2020
0
0

Innamorato del mare, è riuscito ad accarezzare uno dei sogni più belli della vita: trasformare la propria passione in lavoro. Fotografo e illustratore, promuove workshop in giro per l’Italia, collabora con riviste del settore e scrive libri. Ripercorriamo assieme a lui una favola divenuta realtà… di Carlo Ravenna

Francesco Turano, talentuoso fotografo subacqueo e illustratore professionista. Un uomo che è riuscito a trasformare la sua grande passione in lavoro. Insomma, una favola che diventa realtà. Lo abbiamo incontrato per farci spiegare come è stato possibile tutto ciò.

«Il mare è tutto per me, è la mia vita, da sempre – racconta -. Non so come spiegare il mare che ho dentro, è qualcosa che se ti prende non ti abbandona più».

Hai scritto che il Mare dello Stretto ti è entrato dentro con invadenza, sino a cambiarti progressivamente l’animo. Cosa vuol dire?

«Lo Stretto di Messina, sulle cui sponde sono nato e cresciuto, non è un mare come tutti gli altri. Lo Stretto è diverso, mitologico, intrigante, pericoloso. Ma l’ho capito nel tempo, frequentando altri angoli blu in giro per il mondo. La “consapevolezza” è cresciuta pian piano, invadendo l’animo e attirando la mia attenzione, coinvolgendomi in un percorso di studio e conoscenza, di interpretazione e ammirazione».

Nel 1984 prendi contatto con la tua prima fotocamera subacquea, a cui si aggiunge presto un flash che trasferisce su pellicola i colori del sesto continente. Fu un passo emozionante?

«Iniziare a fotografare sott’acqua, vedere le prime diapositive a colori non fu solo emozionante, fu molto di più: fu un violento colpo al cuore, un impulso folgorante che mi fece abbandonare per sempre la pesca a soli vent’anni per dedicarmi alla perlustrazione delle acque attraverso la fotografia della natura sommersa».

In quegli anni il sistema reflex in custodia avanza a grandi passi, ma tu non hai abbandonato facilmente la mitica Nikonos. Perché?

«Non ho mai pensato, al tempo della pellicola, che le fotocamere scafandrate potessero sostituire le Nikonos, ma solo offrire un’alternativa. Mentre per molti si trattava di un avanzamento di livello, per me non fu mai così e continuai a utilizzare con soddisfazione le Nikonos insieme con la reflex in custodia. Ma dove arrivavo con la piccola e maneggevole anfibia non potevo arrivare con la custodia, riuscivo così a fotografare situazioni impossibili per qualsiasi altro sistema, ovviamente più ingombrante e poco pratico quando fai certe immersioni e stai dietro ai pesci del Mediterraneo. Certo, riprendere con la Nikonos non era semplice, specie in campo lungo e su scene di ampio respiro, ma la pratica infinita (stavo sempre in acqua) mi ha aiutato a superare molti ostacoli».

Hai preso parte ad alcuni concorsi, poi però quel mondo gradualmente inizia a starti stretto. Come mai?

«Non amo competere e non mi piace il confronto tra fotografi. Sarebbe come mettere a confronto due artisti, impossibile: ognuno ha il suo stile, ognuno le sue creazioni. Non esiste uno più bravo e uno meno capace, ma solo opere diverse, più belle o meno belle a seconda dei gusti. In ogni caso per me la fotografia è un mezzo per vivere il mare, non è mai stato uno strumento per soddisfare il mio ego. Fotografo per comunicare e condividere la vita sommersa. Un modo per emozionarmi, per rivedere e ricordare istanti vissuti sott’acqua, per studiare le meraviglie della natura, per conoscere e difendere l’immensa biodiversità che si cela sotto le onde».

A un certo punto della tua vita, fotografando, disegnando e scrivendo di mare e di natura, intravvedi all’orizzonte la possibilità di trasformare tutto ciò in un lavoro. Ma è davvero possibile, oggi, vivere di fotografia subacquea?

«No, Oggi è impossibile. Infatti mi muovo su più fronti, disegnando, scrivendo e fotografando. Con la pellicola era diverso, con il digitale le cose sono invece cambiate, ma non voglio esprimermi su un argomento che si può affrontare solo scrivendo un libro intero».

Parliamo di social. Si assiste a un’enorme profusione on line di fotografie, fatte con ogni mezzo. C’è chi ritiene che pubblicare molte immagini possa gradualmente creare una sorta di assuefazione, al punto che devono essere sempre più belle e particolari per colpire chi le guarda. Esiste realmente questo rischio?

«Non credo ci sia questo rischio. Per quanto mi riguarda vado in mare quasi ogni giorno e pubblico molte foto, lo faccio per lavoro e comunicazione: mi ritengo un divulgatore. Non temo di annoiare e non credo che le foto debbano essere sempre più belle per colpire. Le albe e i tramonti di domani non devono essere più belli rispetto a quelli di oggi, semplicemente perché sono gli stessi da sempre. Molti neppure fanno caso alla grande, esplosiva bellezza che l’inizio o la fine di un nuovo giorno ci regala, altri invece ne rimangono incantati, assaporandone le suggestioni e i colori come se fosse sempre la prima volta. Oggi la sensibilità e il desiderio intimo di emozionarci sono andati perduti, siamo figli di una società malata. Spesso siamo superficiali, probabilmente poco consapevoli, invece dovremmo tornare ad avere un diverso e più equilibrato approccio verso la vita, la nostra vita, che è un dono meraviglioso».

Dal 1999 inizi la tua produzione editoriale. Quali sono le pubblicazioni alle quali sei più affezionato?

«Sono affezionato alla prima, del 1999, sul mare dello Stretto, e al mio unico libro fotografico, sempre sui mari di Calabria. Non scrivo titoli e non cito editori perché i libri non si trovano più…».

Noto che usi spesso il termine “consapevole”. C’è un modo, secondo te, per affrontare la subacquea e la fotosub in modo “consapevole”?

«C’è un modo per vivere la nostra passione in modo certamente consapevole, sebbene devo premettere che oggi molti subacquei si immergono senza disporre dei giusti strumenti per conoscere il mare, la sua ricchezza e le sue fragilità, con il risultato che spesso l’immersione si riduce a un banale percorso sul fondo alla ricerca di ciò che di più grande e scontato si possa osservare. Immersioni “mordi e fuggi”, divertimento fine a sé stesso. Ecco perché gli italiani sovente vanno all’estero e snobbano il Mare Nostrum. Non c’è un desiderio potente che ci induce a esplorare e scoprire, ci si applica poco. Per la fotografia è un po’ la stessa cosa: spesso chi fotografa non conosce neppure ciò che inquadra. Si punta al bello dell’immagine e si ignora il resto, quasi fosse la panacea del male. Salvo casi rari. A proposito di “consapevolezza”, recentemente sono diventato portavoce di un messaggio che invita alla presa di coscienza dei subacquei: “Aware Divers”, in collaborazione con gli amici dell’associazione MEGISS Dive Lab».

Potrai mai fare, in futuro, un lavoro diverso da questo?

«Giammai. La mia vita è il mare e continuerà a esserlo. Qualsiasi cosa, fatta per gioco o per lavoro, sarà sempre attraverso il mare e nel mare. Non c’è altra via».

Post Views: 2.394
I Like ThisUnlike 0
Articolo Precedente
IMG_0045-2

Un regalo sotto la posidonia

Articolo Successivo
tuffo 2-2

Technical Week 2020

Articoli consigliati

Descent S1 newsroom image

Garmin: presentata la nuova boa smart Descent S1

16 Luglio 202516 Luglio 2025
0
698
0
fakarava, vue lagon, lagoon view

Un sogno chiamato Tahiti

30 Giugno 202530 Giugno 2025
0
795
0
22-09-06_Aqualung-Lifestyle

HEAD acquisisce il Gruppo Aqualung

30 Giugno 202530 Giugno 2025
0
746
0
cartina

“25 destinazioni da sogno”in compagnia di Albatros Top Boat

9 Giugno 20259 Giugno 2025
0
516
1
Y[24] CAT[Scuba] SBJ[NA]OS[Netherlands] PH[Theo Knevel] (122)(1)

CRESSI: Pinne Origin HD e LD

29 Maggio 202529 Maggio 2025
0
767
0
OLYMPUS DIGITAL CAMERA

LE BAHAMAS, UN MARE DI SQUALI!

16 Maggio 202516 Maggio 2025
0
1.7K
1

Categorie

  • News
  • Attrezzature
  • Interviste
  • Mediterraneo
  • Viaggi

ULTIMO NUMERO

Edicola

  • SUB magazine Gennaio/Febbraio 2026 4,00€ – 8,00€
  • Abbonamento digitale 12 numeri 40,00€ per 2 anni
  • Abbonamento cartaceo 6 numeri + lampada Hunt 300 lumen Best Divers 48,00€
  • Abbonamento cartaceo (12 numeri) 78,00€ 65,00€

Editore

Bianco&Blu SRL

Contatti

Viale Nazario Sauro 14 – 20124 – MILANO (MI)

02 36505188

info@submagazine.it

Submagazine

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy
  • Informativa Privacy e GDPR
  • Cookie
  • Termini e Condizioni di Vendita

Ultimi Articoli

Descent S1 newsroom image

Garmin: presentata la nuova boa smart Descent S1

submagazine
16 Luglio 202516 Luglio 2025
fakarava, vue lagon, lagoon view

Un sogno chiamato Tahiti

submagazine
30 Giugno 202530 Giugno 2025

Copyright 2018 Bianco&Blu Srl - P.IVA 08726280962

  • 0
    • Esegui la Login per accedere!

      Login Crea un nuovo account
  • News
  • Attrezzature
  • Mediterraneo
  • Viaggi
  • Submagazine TV
  • Edicola
    • Abbonamenti
    • Copia del mese