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Ustica, lo Scoglio del Medico

14 Febbraio 2019
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E’ uno dei posti più famosi, che svetta a circa 500 metri dalla costa. 4 sono i percorsi che si possono effettuare in un tripudio di pesce (branchi di barracuda, enormi ricciole e tante cernie) e di pareti tappezzate di concrezioni e spugne.

Grotte piene di parapandali, cernie in candela sospese nel blu, passaggi di ricciole dalle dimensioni incredibili, branchi di saettanti barracuda. Molti di voi avranno già capito di quale località stiamo parlando. Pensandoci un attimo, non molte isole sono infatti così facilmente identificabili come Ustica, prima Riserva Marina Italiana (dal 1986). D’altro canto i suoi fondali sono scrigni di pulsante vitalità e queste ricchezze sono assai decantate tra i subacquei. Ma è una fama meritata, perché lungo il perimetro dell’isola ci sono alcuni punti d’immersione davvero speciali, dove ogni tuffo è un’avventura, che riempie di ricordi il cuore di chi ama il nostro mare. Non dimenticherò mai la prima volta che conobbi Ustica, una quindicina di anni fa e ne apprezzai subito la splendida solitudine in pieno Tirreno. Ero in rotta da Ponza su un dondolante motorsailer e ne intravvidi la sagoma ai primi chiarori di un’alba d’agosto. Nonostante la stanchezza di una notte quasi insonne per i turni al timone e per un mare formato al punto giusto da disturbare il sonno, avvicinandomi all’ isola e ai suoi scogli piantati nel blu, ebbi un desiderio irripetibile di immergermi, invogliato dal gioco di colori dell’acqua e della roccia, dalle forme strane della costa vulcanica, dal silenzio del mare rotto solo dagli stridii dei gabbiani. Fu allora che conobbi le bellezze sommerse dello Scoglio del Medico. Lo Scoglio del Medico è uno dei posti più belli del Mediterraneo. E non è retorica! Questo scoglio, emerso a circa 500 metri dalla costa, deve il suo nome a un adattamento dialettale dall’originale “Scoglio Omerico” riferito dagli abitanti del luogo ai primi reporter che arrivarono da queste parti. Ustica è stata infatti identificata come l’isola delle sirene descritte da Omero. Durante la navigazione, circa 15/20 minuti (è il punto più lontano di immersione) si intravvede la parte nord/ nord-ovest nella quale possiamo scorgere il sommo dei primi due vulcani che formarono l’isola. Arrivati sul punto è possibile scegliere tra ben 4 percorsi diversi: il più scontato è il giro dello scoglio, ma si finisce per non apprezzarne le particolarità.

Con le spalle alla roccia, girando a sinistra inizia il 2 percorso: scorci e passaggi fanno da padroni. Ci si fa strada in mezzo ad una franata di massoni tra i quali spuntano cernie e dotti. D’obbligo portarsi un faretto che ci aiuta a scoprire la vita colorata a ridosso del terreno con nudi branchi, aragoste e cicale. Per chi ha il brevetto Advanced la discesa termina in un coloratissimo passaggio sui 30 metri, dove si nascondono gli immancabili parapandali, una presenza tipica dell’isola nelle spaccature buie e segrete! Risalendo lentamente ci possiamo godere il carosello di cernie e ricciole, alcuni esemplari davvero di taglia extra large che da soli danno un senso a questa immersione; poi ci riavviciniamo allo scoglio e ci infiliamo in un tunnel di circa 20 metri formato da una caduta di massi. Le pareti sono ricoperte di concrezioni, spugne e nelle parte finale da un tappeto di Astroides; a completare l’effetto scenico contribuiscono tagli di luce che penetrano come raggi laser tra le fessure dei massi. Gli ultimi due percorsi hanno un tragitto simile. Il più intrigante inizia subito sotto l’ormeggio: ci infiliamo in un buco, nella cosiddetta “Grotta della Balena”. Appena entrati possiamo scorgere subito una delle uscite che ci appare in un fascio di luce che entra dalla volta della grotta. All’interno ci godiamo le pareti coloratissime ricoperte da Antozoi e, aguzzando la vista e con l’ausilio della lampada, qualche granchio facchino e granseole, e ancora cipree e paguri. Proseguiamo perlustrando i massi al centro che spesso nascondono qualche timida cernia o qualche bella magnosa. Avvicinandoci all’ uscita, la luce ci aiuta a percepire la miriade di colori che ricoprono massi e pareti: spugne, alghe coralline dipingono per noi uno scenario sommerso che ricorda un quadro astratto! Da qui si può decidere se uscire dalla grotta o iniziare un percorso tra una miriade di cunicoli e passaggi: il divertimento è garantito! Deviando poi a sinistra dello scoglio e, spenta la torcia, andiamo a cercare un po’ di pesce! Fin da subito incontreremo cernie e dotti e, a seconda del periodo dell’anno, i barracuda. Anche loro, come le cernie, sono animali abituali delle acque usticesi ai quali, però, piace cambiare il nascondiglio di mese in mese. Sicuramente uno dei periodi migliori è giugno/settembre: branchi di ricciole aleggiano a pochi metri facendo strage di mangianza, mentre nuvole di dotti giocano a rincorrersi. Immancabili le cernie di ogni taglia che si riposano indisturbate su qualche masso o girano incuriosite dai subacquei. Interessante è il comportamento dei maschi riproduttori di cernia dorata. Li vedremo sfrecciare intorno agli altri esemplari per mettersi in mostra, ma spesso questo curioso atteggiamento ce l’hanno anche con i subacquei! Come si come si vede nella foto dell’esemplare ritratto, nel maschio durante il periodo degli accoppiamenti si accentua molto la brillantezza della macchia dietro l’opercolo branchiale che diventa vistosamente giallo-oro, mentre la metà inferiore del corpo appare biancastra sormontata da una fascia scura irregolare. Ubriacati dalle geometrie del fondale roccioso ma,soprattutto,dalle evoluzioni dei pescioni che abbiamo visto, arriviamo su un pianoro a circa 18 metri. Facciamo il check dell’aria e ci infiliamo in un canyon dalle pareti coloratissime, in fondo al quale troviamo un passaggio che ci consente di uscire quasi dietro lo scoglio. Riprendiamo quota e accompagnati da nuvole di castagnole e salpe torniamo verso il gommone.

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